Boeing ha ottenuto un contratto dal valore massimo di 2.002 miliardi di dollari dalla U.S. Space Force per progettare, sviluppare, costruire e testare in orbita due nuovi satelliti del programma MUOS, Mobile User Objective System.
Questa assegnazione rientra nella Phase II del programma Service Life Extension, pensato per estendere la continuità operativa della principale rete satellitare militare statunitense per comunicazioni narrowband (cioè attraverso bande di frequenza molto ristrette).
Il contratto è stato assegnato a Boeing dopo una competizione con Lockheed Martin, che aveva costruito tutti e cinque i satelliti attualmente parte della costellazione MUOS. Per la prima volta, quindi, il programma si affida a un prime contractor diverso da Lockheed Martin. L’obbiettivo è fare un passaggio di produttore senza modificare la funzione principale del sistema: garantire comunicazioni sicure a bassa capacità, ma molto resilienti, per utenti militari in movimento.
La costellazione MUOS
MUOS è una costellazione composta da quattro satelliti operativi e uno di riserva in orbita, supportata da stazioni terrestri e da una rete di gestione a terra.
È stata sviluppata dalla U.S. Navy per sostituire la precedente costellazione UHF Follow-On, sviluppata durante la Guerra Fredda e progressivamente diventata insufficiente rispetto alle esigenze moderne. Nel 2023 la responsabilità del sistema è passata alla U.S. Space Force, che oggi gestisce gran parte delle architetture spaziali militari statunitensi.

A differenza di molti sistemi satellitari che operano a frequenze più elevate, MUOS utilizza la banda UHF. La capacità di trasmissione è inferiore, ma questa soluzione permette di mantenere comunicazioni affidabili anche in ambienti dove i segnali radio incontrano maggiori difficoltà, come aree boscose, contesti urbani o condizioni meteorologiche avverse.
Per questo MUOS non va confrontato direttamente con le reti satellitari commerciali a banda larga, come quelle in orbita bassa. Starlink su tutte. Il suo obiettivo non è fornire grandi quantità di dati, ma garantire comunicazioni tattiche sicure, globali e disponibili anche a terminali relativamente piccoli. Proprio per questo, viene spesso descritto come una sorta di rete cellulare nello spazio: l’utente si collega tramite una radio compatibile, il segnale raggiunge uno dei satelliti MUOS e viene poi trasferito attraverso il segmento terrestre verso altri utenti o reti militari.
L’obiettivo è garantire la continuità del sistema anche nel prossimo decennio. I satelliti attualmente in servizio sono stati lanciati tra il 2012 e il 2016 e la costellazione era stata progettata per operare per oltre 15 anni. Con i due nuovi satelliti, la Space Force intende prolungarne la vita operativa e continuare a offrire un servizio ritenuto ancora fondamentale, nonostante la crescita delle comunicazioni satellitari commerciali e delle nuove costellazioni in orbita bassa.

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