Per anni, le missioni rideshare di SpaceX hanno rappresentato la soluzione più semplice ed economica per portare piccoli satelliti in orbita. Grazie ai programmi Transporter e Bandwagon, aziende, università e startup hanno potuto condividere lo stesso lancio a costi relativamente contenuti.
Ora però questa situazione potrebbe cambiare. Secondo diverse aziende del settore intervistate da SpaceNews, SpaceX non starebbe accettando nuove prenotazioni per le missioni Transporter prima della fine del 2028 o l’inizio del 2029. Inoltre, molti dei voli previsti nei prossimi anni risultano già quasi completamente prenotati.
La notizia sta creando preoccupazione tra i produttori di satelliti, che negli ultimi anni hanno costruito i propri programmi di sviluppo contando sulla disponibilità dei lanci rideshare del Falcon 9. Nessun altro operatore offre infatti la stessa combinazione di frequenza, affidabilità e costi contenuti per un piccolo produttore di satelliti. Dal 2021, SpaceX ha mantenuto una media di 4 lanci all’anno dedicati a questo programma.
Il problema arriva in un momento particolare per l’industria spaziale. La produzione di satelliti continua ad aumentare, spinta dalla crescita delle costellazioni commerciali e dalle nuove esigenze governative e militari. La capacità di lancio disponibile, invece, non sta crescendo con la stessa velocità. Molte aziende stanno quindi cercando alternative, mentre cresce il timore che l’accesso allo spazio possa trasformarsi in un collo di bottiglia capace di rallentare lo sviluppo dell’intero settore dei piccoli satelliti.
Prezzi in aumento e attesa per Starship
La possibile riduzione delle missioni rideshare potrebbe avere conseguenze dirette sui costi di lancio. Negli ultimi anni SpaceX aveva contribuito ad abbassare significativamente i prezzi, permettendo agli operatori di pianificare missioni con costi intorno agli 7.000 dollari per kilogrammo.
Attualmente, per un satelliti di 50 kg, SpaceX chiede 350 mila dollari all’interno di una missione rideshare.
Secondo diversi dirigenti del settore, questa fase potrebbe però essere terminata. La domanda di lanci continua infatti a crescere mentre l’offerta rimane limitata. Di conseguenza, molte aziende iniziano ad accettare costi più elevati in cambio di maggiore certezza sulle date di lancio e sulla disponibilità di posti.
Nel frattempo altri operatori cercano di colmare il divario. Arianespace sta preparando nuove opportunità con Ariane 6, mentre società come Exolaunch e SEOPS stanno acquistando interi lanci Falcon 9 per poi rivendere lo spazio disponibile ai clienti. Anche numerose startup europee, americane e asiatiche stanno sviluppando nuovi piccoli lanciatori per aumentare la capacità globale.
Resta però un’incognita fondamentale: Starship. Molti osservatori vedono nel nuovo sistema di SpaceX la soluzione definitiva al problema della capacità di lancio. Tuttavia, nei prossimi anni le priorità dell’azienda saranno soprattutto il dispiegamento dei satelliti Starlink di nuova generazione e il supporto alle missioni lunari Artemis della NASA.
Starship sarà fondamentale anche per un altro nuovo progetto di SpaceX, ovvero la realizzazione di una rete di data center nello spazio. Di recente Elon Musk ha confermato che questo progetto prenderà il nome di Starmind. Inoltre, rimangono ancora dubbi sulle date dell’effettiva entrata in servizio di Starship. 
Opportunità per nuovi lanciatori
e per i produttori di satelliti, il cambio di rotta di SpaceX rappresenta un problema, questo si tramuta in una grande opportunità per le aziende di lanciatori. Per questa aziende quindi, si stanno aprendo numerose possibilità di mercato.
In Europa, aziende come ISAR Aerospace e Rocket Factory Augsburg stanno sviluppando nuovi lanciatori per soddisfare una domanda in costante crescita, mentre negli Stati Uniti invece ci sono startup come Stoke Space e Relativity, oltre che il nuovo lanciatore di Rocket Lab. Queste ultime tre aziende dovrebbero tutte arrivare al loro lancio inaugurale entro metà del 2027.
Tuttavia, trasformare questa opportunità in una reale capacità di lancio richiederà tempo. Molti di questi vettori devono ancora effettuare il loro debutto operativo oppure devono dimostrare di poter garantire lanci affidabili e a costi competitivi. Inoltre, diversi voli inaugurali risultano già prenotati da clienti istituzionali, militari e commerciali, limitando la disponibilità per il mercato dei piccoli satelliti nel breve termine.
L’entrata in servizio di questi nuovi vettori potrebbe quindi coincidere con il debutto dei lanci commerciali di Starship, aprendo una nuova fase di competizione con SpaceX. La situazione risulta complessa anche per aziende storiche come ULA, Arianespace e Avio. Tutte queste realtà, nel corso degli ultimi anni, hanno cercato di incrementare la frequenza dei lanci. Questo però richiede investimenti significativi in impianti produttivi, personale qualificato, infrastrutture di lancio e catene di approvvigionamento.
Per questo motivo, anche se il mercato dispone oggi di numerosi nuovi operatori, potrebbe trascorrere diverso tempo prima che la capacità di lancio globale riesca a compensare un’eventuale riduzione delle missioni rideshare di SpaceX.

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